Batik Mania!

Pubblicato il 07/07/2018

Colorata, decorativa e chic: la stampa batik torna in questa estate 2018 per rendere unici i nostri capi con i suoi pattern geometrici e dal mood etnico. Ma sapete tutti cos’è il batik? Dove è nato e come viene realizzato?
Quella del batik è una tecnica molto antica di colorazione dei tessuti che ha origine in Indonesia, in particolare nell’Isola di Giava. Quest’arte decorativa è così radicata alla storia sociale e culturale del paese tanto da diventarne un simbolo di identità nazionale. Nel 2009, poi, per la sua lunga tradizione e per l’importanza nella cultura indonesiana, il batik è diventato “Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità”. Tuttavia, tecniche molto simili di colorazione dei tessuti si ritrovano anche in diverse zone dell’Africa come in Senegal e in Nigeria, in India e in Cina.
La parola batik deriva dai termini indonesiani amba (scrivere) e titik (punto, goccia) e sta ad indicare proprio un tessuto sul quale sono presenti tanti puntini, gocce o macchie. Il nome, quindi, spiega la tecnica stessa, che consiste nel coprire le zone della stoffa che non si vogliono tinte tramite cera o altri materiali impermeabilizzanti. Si parte da un pezzo di stoffa, di colore chiaro, sul quale viene stesa della cera liquida e realizzato un disegno. Lo schema rudimentale ed alcune linee principali del disegno possono essere riportate a matita o a carbone, ma il vero disegno, ricco di finissimi e minuziosi particolari, viene eseguito a mano libera con l’aiuto di un’attrezzatura specifica, come pennelli o il tjanting: una specie di pipetta di rame contenente la cera liquida. La tradizione, infatti, vuole che si usi proprio questo materiale ma possono utilizzarsi anche argilla, resina, cera d’api e paraffina. Per quanto riguarda i supporti, invece, il materiale su cui si esegue tradizionalmente il batik è una stoffa leggera le cui fibre devono essere in grado di accettare bene i coloranti. Per questo, tra le fibre naturali si prediligono la seta, il cotone ed il lino, e tra le fibre artificiali la viscosa e il rayon. La cera sciolta penetra tra le fibre del tessuto e le impermeabilizza impedendo al colore di aderirvi. Una volta asciugata la cera, si procede con la tintura immergendo la stoffa in un bagno colorante, nel quale il tessuto resta per almeno venti giorni; le parti cerate, essendo impermeabili, manterranno il loro colore originale, in genere bianco. Le screpolature che si formeranno sulle tracce in cera contribuiranno a creare quelle striature che rendono la tecnica così affascinante, attraverso la quale ogni capo è unico! Per ottenere batik policromi e dagli effetti stravaganti si ripete il procedimento per ogni tinta con una nuova applicazione di cera e un nuovo bagno di colore. Il primo colore, e originariamente anche l’unico, è il nila, cioè il blu-indaco, tono infatti caratteristico di questa tecnica. Dopo la tintura, segue il risciacquo e l’asciugatura. In seguito, la cera viene eliminata con il calore, mettendo il tessuto tra strati di carta e passando un ferro caldo per sciogliere la cera che viene quindi assorbita dalla carta.
Per chi non è molto pratico con il disegno a mano libera, è possibile eseguire il batik con la tecnica dei nodi. Il suo nome è tie&dye ma fa parte della tecnica batik. Invece di utilizzare la cera, viene annodata in alcuni punti la stoffa da tingere per cui il colore non verrà assorbito dalle parti annodate, creando incantevoli effetti. Il tessuto, in questo caso, viene piegato a fisarmonica ed alle due estremità vengono fatti dei nodi. Ipnotiche fantasie astratte si possono ottenere anche utilizzando dei legacci di spago. Se invece si vogliono ottenere delle righe regolari, una volta piegato il tessuto a fisarmonica, si lega in vari punti con lo spago. Il motivo più classico, però, è quello a cerchi: in questo caso il tessuto va annodato soltanto al centro utilizzando sassolini o fagioli per avere cerchi che siano regolari ed uguali tra loro.
Come abbiamo visto, la tecnica del batik ha una procedura molto affascinante ma anche la sua storia non è da meno. In origine, l’arte del batik era arte di corte e vi si dedicavano le nobildonne giavanesi. Con il tempo, da privilegio aristocratico divenne costume nazionale, diffuso in tutto l’arcipelago indonesiano. Alla sua diffusione seguì una grande raffinatezza tecnica e l’elaborazione di una complessa iconografia, tanto che si conoscono oggi circa 3.000 tipi di batik! Introdotta in Europa, raggiunse il culmine della sua popolarità all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Il mercato europeo accolse con entusiasmo il batik che diventò subito in voga, senza conoscere mai un declino. Ancora oggi, infatti, il batik è una tecnica molto amata per la decorazione dei tessuti destinati all’arredamento - quadri, arazzi, tovaglie e copriletto - e all’abbigliamento, del quale abbraccia tutti i tipi: dai pantaloni casual agli abiti eleganti. È anche per la sua versatilità che il batik non smette mai di affascinarci e in questa estate 2018, dal gusto etnico e dal profumo di spezie e mare, ancora di più.

È anche per questo che la collezione P/E 2018 di Controcorrente è ricca di capi batik, provenienti da più parti del mondo come l’India, l’Indonesia, la Thailandia e il Nepal. Ogni paese realizza una variante batik e tie&dye secondo le proprie tradizioni e culture e con procedure che rendono ogni capo unico ed inimitabile.

I batik indiani Controcorrente:

I Batik Thailandesi Controcorrente:

I Batik Nepalesi Controcorrente:

 
Allora, sei pronta per la Batik Mania?

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